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La Soprintendenza renda i reperti a Cervignano

Nel 1993 furono portati a termine nella Chiesa madre di San Michele Arcangelo gli scavi archeologi grazie al gruppo archeologico Aquileiese. Questo lavoro porto al rinvenimento di numerosi reperti e alla realizzazione di una cripta per contenere i resti della calcara rinvenuta. Per la presenza in zona di resti di cocci di ceramica, lo scavo raggiunse i 4 metri di profondità; qui le mani esperte di un archeologo estrassero un’anfora intatta di dimensione ridotte, marchiata e rara, insieme a cocci di recipienti dello stesso tipo; oltre all’anfora apparvero le teste di una sequenza di pali battuti, uniti da un asse ligneo, come a contenere una sponda, indicazione probabile del posto di approdo per barche di pescatori. Furono inoltre rinvenuti parecchi reperti di pezzi di intonaco colorati, cocci di anfore, tracce di mosaico, stratificazione carbonizzate d’incendi, scheletri alla rinfusa di sepolti durante le epidemie, nonché parecchi monili presenti nelle tombe. Al fine di rendere fruibile tutto il materiale recuperato, Mario Burba, Ennio Puntin Gognan e la famiglia Scrosoppi, proposero al parroco don Giovanni Carletti, di realizzare un ‘Antiquarium per contenere queste testimonianze. Ritrovamenti che furono custoditi nel deposito comunale e infine traslati nella Chiesa madre. Un loro inventario fu eseguito dal compianto Giuseppe Malacrea, ma non in maniera scientifica.

Cervignano Nostra ha edito questo lavoro nella pubblicazione “1992 – 1993 gli scavi e 2002 il restauro della cripta.” All’interno vi si trova l’elenco del materiale rinvenuto, tra cui una serie di monete d’argento del periodo patriarcale e veneziano del secoli XV e XVI, plachette devozionali di materiali vario dei secoli XV e XVI, gioielli, anelli e spille di tipo diverso in bronzo, argento e in parte con pietre, aplique in bronzo a testa di cinghiale, mattoni con marchio del periodo romano, un’anfora integra e una ricostruita con i cocci trovati, resti di parti di intonaco affrescato e di crustae marmoree, pietre con fregi ed iscrizioni, resti di anfore e materiale documentario.

Tali oggetti dal 1996, vennero presi in consegna dalla locale Soprintendenza, ma ad oggi, ad esclusione dell’anfora integra e a quella ricostruita, dopo oltre vent’anni, nessuno altro dei reperti ci risulta esposto. Neanche all’interno dell’Antiquarium San Michele Arcangelo, aperto nel 2017, con merito di questa Amministrazione, per contenerli. Non abbiamo notizia sullo stato della loro catalogazione, e su quando la Soprintendenza intenda concedere le relative autorizzazioni all’esposizione, se questo patrimonio sia ancora al completo, o in parte perduto, ma crediamo che, dopo oltre vent’anni, sia venuto il momento di renderlo fruibile. Ci piacerebbe pertanto chiedere alla Soprintendenza delle notizie in merito.

 

articolo del Messaggero Veneto. (13 settembre 2018)