I PIONIERI DI COLONIA CAROYA

Il recente viaggio in Argentina con Friuli nel Mondo è stato l’occasione per un emozionante tuffo nella storia. 

di Michele Tomaselli. Da “Friuli nel Mondo” n. 748

Colonia Caroya. Alla Casa del Friuli. Da sinistra Michele Tomaselli presidente di Cervignano Nostra e direttore del periodico “L’Osteria Friulana” del Comitato Friulano Difesa Osterie, Dario Zampa e Mauro Tonasso presidente del Fogolâr Furlan di Santo Domingo.

 

Da un manifesto affisso in Friuli nel 1877, sappiamo che quell’anno, a bordo dei vapori Sud America, Europa e Nord America, partirono numerosi gruppi di friulani. Il viaggio, da Genova a Buenos Aires, durava 26 giorni e i passeggeri imbarcati erano oltre il migliaio. Nel libro “1877-1880” Coloni friulani in Argentina”, di Gino e Alberto di Caporiacco, a tal riguardo si riportano diverse testimonianze. Giuseppe Miani, partito nel novembre del 1877, scrisse «di aver compiuto felicemente la traversata e di non aver sofferto nulla né in mare né in terra. Il mare era stato sempre tranquillo, fuorché un giorno in cui vi fu una piccola burrasca (…)». Un altro viaggiatore friulano, Giuseppe Del Negro, afferma «quelli che partirono il 1° febbraio con il vapore Nord America scrissero di aver fatto buon viaggio. Soffrirono di stomaco solo il primo giorno. Erano a bordo 1.500: vi fu una nascita e un decesso. Compirono il viaggio in 23 giorni». Dopo lo sbarco gli emigranti friulani venivano ospitati nelle Case dell’emigrazione, secondo quanto disposto dall’art. 42 della legge 817. Il periodo di sosta variava a seconda dei luoghi da raggiungere, ma quasi mai superava i venti giorni. Le principali rotte migratorie si dislocavano tra il Paraná, fino all’altezza di Santa Fe in direzione Cordoba, Jesús María e Colonia Caroya. Infine tra Reconquista e Resistencia. Le colonie erano di due tipi: governative e provinciali. Colonia Caroya era governativa. Un gruppo di emigranti friulani vi giunse il 15 marzo 1878. Vittorio Petrei, nell’aprile 1878, riferisce «cun molta alegria» degli oltre 700 friulani presenti a Colonia. Ricordiamo che la chiesa di Colonia Caroya, dedicata alla Vergine Maria Madre di Montserrat, venne costruita secondo modelli friulani e ancora oggi custodisce le spoglie del suo primo parroco, don Giuseppe Bonoris, nativo di Orgnano, che ne promosse la costruzione. Lo stesso Petrei ricorda che questa colonia venne fondata da 180 famiglie, di cui 120 provenivano da Gemona. La data di fondazione è il 15 marzo 1878, coincidente con la data di arrivo dei friulani. I nomi dei fondatori apparvero in una monografia. Si ricordano: Londero, Sangoi, Lepore, Pischiutta, Cragnolini, Patat, Copetti, Cargnelutti, Marchetti, Cucchiaro, Venturini, Serafini, Goi, Palese, Urbani, Forgiarini, Del Bianco, Gentilini (tutti questi ritenuti di Gemona), Artico, Bonoris, Bergagna, Bellina, Bertossi, Biasutti, Borgobello, Bertoldi, Braida, Battistella, Caruzzi, Cividini, Chiarandini, De Filippo, Calligaro, Delle Case, De Candido, De Cillia, De Andrea, De Giusti, Della Vedova, Ermacora, Fadini, Fantini, Guyon, Lenarduzzi, Micolini, Morandini, Murero, Madussi, Micoli, Nobile, Gasparini, Pinosa, Uanino, Pez, Pecol, Pressacco, Rizzi, Rodaro, Revelant, Roia, Rossi, Romanutti, Silvestri, Zanin, Zenarola, Visintin, Zuliani. La Casa del Friuli, tempio di friulanità, è stata progettata dallo studio di Domenico Facchin, l’uomo dei grattacieli, che è stato anche presidente della Società Friulana di Cordoba.

Da sinistra: il sindaco di Colonia Caroya Gustavo Brandán, Vincenzo Venchiarutti del Comitato Friulano Difesa Osterie, la console generale italiana Giulia Campeggio.

 

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